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15 settembre 2012

10. Un primo bilancio. Appunti

(... e ritorno in sosta)   
  Quella forte chiamata che ho avvertito all'inizio e che mi ha spinto a questo mio "esodo" ha trovato alcuni riscontri, altri li aspetto. I primi danno motivo e possibilità di credere che arriveranno anche gli altri.
Ho occhi per vedere? Questa è la domanda fondamentale...

* Questo “esodo” in Inghilterra ha fatto bene innanzi tutto alla mamma che è in me  dandomi maggior autonomia e risolutezza, sganciandomi dal sentire eccessivamente certi legami, allontanando quell’ansia dovuta al vivere cose e avvenimenti “senza filtro”; e quindi dandomi la possibilità di mettere un po’ meglio al centro me stessa e la mia interiorità, come è giusto che sia. Non che ci sia riuscita del tutto, ho le mie difficoltà, ma questo stacco materiale mi ha messa su una buona strada.
Ha fatto bene ai miei figli, che si sono anch’essi resi più autonomi ed hanno affrontato ciascuno delle responsabilità senza poter (o dover...) contare sul mio supporto.
Ha fatto bene alla famiglia che mi ospita in Inghilterra, per cui sono diventata una specie di nonna, capace di coinvolgersi senza identificarsi e capace anche di dare un consiglio al momento giusto pur senza far pesare una supposta superiorità; e questo mi viene di ritorno come gratificazione e conferma, perchè vengo accettata in questo ruolo... e non è cosa scontata.
Insomma: questo “esodo” ha fatto del bene a me e a chi mi è vicino.

* Ho appreso che Dio non si serve mai di noi per fare del bene, passando sopra alle nostre necessità vere e profonde. Non ci strumentalizza. Il primo bene infatti è venuto a me (che non me lo aspettavo, era fuori dalla mia visione della cosa) e di questo sono infinitamente riconoscente a Dio: perchè nel concreto lo ha fatto, e ancor di più per questa comprensione. E’ bellissima!
Siamo noi che a volte ci strumentalizziamo per qualcosa o qualcuno, Lui no, mai.

* La vita di ciascun credente (e di ciascun essere umano) ripercorre inevitabilmente la storia del popolo eletto (in realtà siamo tutti eletti e benedetti da Dio).
C’è la storia di Abramo, che inizia con una chiamata: esci dalla tua terra, se vuoi diventare fecondo.
E continua: credi a Dio e abbandona gli idoli di qualsiasi tipo, fosse anche tuo figlio, il figlio della promessa [se non si capisce che cosa intendo si può leggere qui].
C’è la storia di Giacobbe-Israele che impara a riconoscere Dio lottando con lui.
C’è la storia di Giuseppe figlio di Giacobbe, che riconosce come a guidare la storia ci sia Dio, anche quando non lo vediamo (ma la storia ha tempi lunghi!).
C’è la storia di un popolo schiavo in Egitto e di un Dio che viene invocato. E allora risponde.
C’è la storia di Mosè che ha una grande chiamata ma stenta a crederci (liberare il suo popolo... gli sembra troppo!) e porta un roveto ardente nel cuore, e proprio nel roveto ha la rivelazione della presenza continua e vivificante di Dio nella storia (il Nome). Mosè e il suo popolo che ricevono libertà, e insieme le “istruzioni per l’uso” della libertà ossia “le Dieci parole”. Mosè che affronta un faraone e compatta un popolo, pur essendo balbuziente...
C’è la storia di 40 anni nel deserto, tentati nella fede e spesso fedifraghi, ma infine approdati nella terra promessa da Dio.
C’è una storia di guerre e violenze prima di sistemarsi nella Terra promessa, che così diventa “il dono di una conquista”.
C’è la storia di alcune donne sterili, divenute madri contro ogni aspettativa e di una vergine divenuta madre di Gesù.

Quante storie, che sono storie di tutti noi! Come Abramo tutti dobbiamo uscire da certe situazioni leganti, per essere noi stessi. Dobbiamo credere nell’Assoluto, non far diventare assoluti i nostri sogni o progetti, anche buoni (questo ci rimpicciolisce, quando non ci schiavizza). Come Giacobbe impariamo a conoscere Dio da persone libere, anche lottando con lui, non sentendoci succubi del Potente. Come gli ebrei in Egitto dobbiamo renderci conto della nostra situazione, capire se vogliamo davvero essere persone libere (non è scontato), solo allora Dio può intervenire; come Mosè possiamo cogliere la Presenza se sappiamo essere attenti ai Suoi segni disseminati nella nostra vita e da questa Presenza possiamo ricevere la spinta e la guida, nella difficile impresa della liberazione...
Cammini lunghi e difficili, violenze, sterilità... Ma Dio c'è e può far fiorire i deserti.
Per noi e per gli altri.

* Gesù stesso ha ripercorso la storia del suo popolo: un drammatico andare in Egitto e poi un ritorno, i 40 anni/giorni nel deserto, le tentazioni dell'avere, dell’idolatria e del potere (avere altri “assoluti” al posto di Dio)... ...

* Ecco quello che ho ricevuto finora, e non è poco. Che cosa sto attendendo ancora?
C’è stato un qualcosa che ho avvertito in modo travolgente nella chiamata iniziale: partiva dal concreto e dal vicino, ma si spingeva molto più in là, come un volo in un'altra dimensione...
E’ questo che sto aspettando si chiarisca. Anche se sono ormai vecchia, come quelle donne sterili, come Anna madre di Samuele, come la madre di Sansone, come  Elisabetta... come Maria vergine, in cui si è incarnato Gesù, non per restare con lei a Nazaret ma per andare al mondo...
Ed è questo che sto attendendo, che si sveli questo.


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4 settembre 2012

9. Blog in sosta...

  Avevo in mente da tempo di scrivere qualche riga per comunicare che questo blog è in sosta, e lo sarà per un pezzo. Il perchè è che sono in sosta io stessa e non so per quanto tempo. Attendo.
Ma non avevo ancor scritto nulla perchè... diciamo che ogni tanto sono soggetta
... ehm... al “blocco dello scrittore” 

Grazie amici che mi avete chiesto preoccupati il perchè del mio silenzio, mi avete chiesto di continuare. Eccomi.
Do un breve sguardo indietro per riprendere il filo, il significato di questo blog: questo blog è nato un po’ per tenere dei contatti, ma soprattutto con la segreta ambizione di dare una testimonianza. La testimonianza che si può "leggere" la propria storia come parola di Dio. Con la possibilità anche di sbagliare, ovviamente, ma insieme con la certezza che Dio si fa sentire, la convinzione che in alcuni momenti forti si riesce a sentirlo più chiaramente. L’ambizione di comunicare qualcosa di questo, una mentalità, una sensibilità… comprendere che cosa è l’ascolto di Dio nella propria vita, camminare con Lui.
Mi aveva colpito la riflessione di un Amico, anni fa, e la porto sempre con me: aver fede, in concreto, non è tanto credere nella Trinità, ai contenuti importanti, è piuttosto credere che Dio c’è nella propria vita. E’ questo che ci tocca, che ci interpella.
L’ascolto è appunto la prima cosa che Dio ha chiesto all’uomo quando si è posto in relazione (il succo dell’Antico Testamento). Senza ascolto non ci può essere dialogo e relazione.
Ma come imparare l’ascolto? Leggendo la Parola di Dio nella Bibbia per avere un metodo, un esempio da trasferire nella propria vita; e poi, provando e riprovando. Nessuno ci ha insegnato a farlo, eppure è così importante… Io vorrei esemplificare proprio questo, sono troppo ambiziosa?
Non pretendo di leggere bene, sto ancora imparando a sillabare; ma penso di aver imboccato la strada giusta. Vorrei dire al mondo intero: si fa così, prova anche tu, è una cosa affascinante. Dà un sapore alla vita, che non ha paragone con null’altro. Si cammina insieme a Dio e non per modo di dire, non solo in qualche momento mistico più o meno autentico o immaginato. Si cammina con Dio camminando con il dato di realtà. E tutta la vita è dialogo, e questo dialogo è preghiera.
Prima o poi pubblicherò qui i miei appunti sulla preghiera biblica, presi molti anni fa alle conferenze di un biblista e mai dimenticati. Sono partita da lì.

Riguardo alla mia storia qui in Inghilterra, come dicevo sopra sono in sosta, sono in attesa.
Ma qualcosa è già successo. Posso già tirare le fila di un primo step, nell’attesa che Dio parli ancora. Scriverò un altro post appena riuscirò a trovare un po’ di tempo, entro breve, promesso!

Un abbraccio a tutti gli amici. E a tutto il mondo!

Un pensiero di amore e di riconoscenza a quella Persona IMMENSA che è stato Carlo Maria Martini.


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permalink | inviato da franca.m il 4/9/2012 alle 22:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa


4 febbraio 2012

8. Io, sono libera!


    Apro un pochino la finestra, solo uno spiraglietto sufficiente a percepire più chiaro il canto degli uccelli. Si rincorrono lungo il viale, sulle staccionate, sui pochi alberi spogli attorno alla sagoma scura della chiesa anglicana che è dall'altro lato della strada, proprio di fronte alla mia stanza; festeggiano il nuovo giorno, il sole, il dono della vita. Essi lodano Dio essendo ciò che sono.
Penso: magari fossimo così anche noi umani, ma noi siamo più complessi e complicati, questa semplicità del cuore dobbiamo impararla. Gli uccellini mi ricordano che la libertà massima è appunto essere ciò che si è.
Sì, sono nella nuova casa inglese. Lo stesso tranquillo quartiere poco oltre il viale precedente, un viale su su cui si affacciano gli stessi minuscoli giardini dai muretti bassi. Una casa dalla identica struttura, vecchiotta ma tenuta bene, curata, gradevole.
E’ mattino. Una giornata tutta nuova, un dono ancora avvolto, da scartare un po’ alla volta lungo molte ore.
E’ sabato, ho un fine settimana da impostare come voglio. Per fare alcune cose per me, ma soprattutto per mettere me al centro (se ci riesco, per quel poco che ci riesco). In modo da vivere al meglio, dopo, anche il lunedì e gli altri giorni feriali, quando le incombenze sono prefissate e non c’è la libertà del fare. Ma quella dell’essere, non ce la leva nessuno!
Nell’intervallo italiano dovuto all’incendio - un lungo intervallo di tre mesi - ho percepito meglio il passo che avevo compiuto, l’ho rielaborato, ne ho preso qualche distanza e ciò mi ha dato una migliore consapevolezza.
A volte prendo decisioni e poi le eseguo come fossi dentro ad una corazza, che al momento mi difende da un eccesso di sofferenza, ma anche, mi indurisce, mi impedisce di vivere le cose per quello che sono. Qualcosa dunque in questi mesi si è sciolto; ho vissuto l’inquietudine di non essere del tutto nè qua nè là, ho rivisitato gli affetti e le amicizie e mi sono sentita così bene nella mia casa italiana... E’ stata sofferenza ma ci voleva, la sentivo e le ero riconoscente: non sono masochista, ma voglio essere pienamente umana e non un robot, non un soldatino da caserma.
Mi sono sentita di carne. Non mi succede molto spesso.
E mi sono sentita libera.
Libera di me, libera di andare, di restare, di decidere... libera pur nella responsabilità di una scelta già fatta, che coinvolgeva anche altri... ma lo stesso libera, perchè ero pur sempre IO che decidevo di restare fedele ad una scelta che ritengo giusta.

Le amicizie ritrovate intatte, le confidenze, gli abbracci... Tutto rimane incorrotto, quello che pertiene allo spirito...
Ma anche, al richiamo dello stesso Spirito (di cui il mio piccolo è parte), libera di volare via, tutta intera...



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permalink | inviato da franca.m il 4/2/2012 alle 18:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


12 novembre 2011

7. Nostalgia canaglia

… che ti prende proprio quando non vuoi - ti ritrovi con un cuore di paglia …  *

  Eh già. Una ben strana nostalgia al contrario, un sentimento che avevo già provato tornando a Ruislip dopo la brevissima parentesi a Pordenone, in ottobre, per il matrimonio di mio nipote Daniele.
Ripercorrevo la strada tante volte percorsa, tra la metropolitana e “casa mia” -quella inglese, intendo- e la sentivo così familiare, così conosciuta… Mi rendevo conto che in qualche modo stavo
tornando a casa... Qui ecco il sottopasso, poi il piccolo centro di Gardens con i suoi negozi, poi svolto a destra, le scuole superiori, poi l'attraversamento di un tranquillo drive, a destra l’entrata del parco, altri due incroci ed ecco la porta di casa, è quella marrone confinante con la porta blu…
Non ero lì da neanche due mesi, eppure…

Ora quella porta apre su una casa che dev’essere ripulita a fondo e forse rinforzata sull’esterno: sul muro che è in comune con quella che era una casa di testa ed ora è poco più di un cumulo di macerie. Una casa dove non tornerò più. Ora sono in Italia. Vi resterò fino a quando Dario e Sabrina non avranno definito l’acquisto della nuova casa. Le bambine sono dai nonni, in Italia pure loro.
Ed io, mi sento proprio un cuore di paglia, una nostalgia che non avrei immaginato di provare.

Mi domando: che cos’è che mi manca?
Probabilmente vorrei essere là per riavere il mio ruolo e sentirmi attiva ed utile.
Ma non solo. Vorrei reincontrare le belle persone con cui ho iniziato un’amicizia (italiane ovviamente, visto che il mio inglese è inferiore a quello di un neonato), vorrei cantare ancora il Glory to God alla Messa di South Ruislip, riandare a Oxford Circus a quell’orribile scuola d’inglese che mi faceva arrabbiare, che ha quel metodo buono solo per i giovani, mentre io devo fare i conti con i miei 68 anni e la lentezza nell’apprendere, vorrei cimentarmi ancora senza arrabbiarmi più… E poi vorrei su quella strada reincontrare “il mio amico” barbone seduto per terra abbracciato al cane, amico con cui non ho potuto scambiare neanche una parola, ma in cui vedevo stampato il volto di Gesù, che mi è rimasto impresso come se il mio cuore fosse il fazzoletto della Veronica. Una sera ho osato, l’ho accarezzato lievemente sulla guancia, mi ha guardato stupito. Se sapesse che lui mi ha donato molto più delle poche monetine che gli ho donato io… Chissà se è ancora vivo, se in questo inverno il freddo lo falcerà…

Amo quella casa in cui non rientrerò più, la ricordo e la amo stanza per stanza, e pure il piccolo prato dietro, e la staccionata di confine quella che ha preso fuoco per prima. Entrerò in un’altra casa del tutto simile, perché
vi sono due o tre modelli di casa, solo quelli, dipendenti dalle misure: le piccole, le medie, qualcuna più grande, tutte uguali, tutte fatte allo stesso modo. Io abito -no, abitavo- in una piccola. Eravamo in cinque in una casa che qui sarebbe buona solo per due o tre persone, cinque di cui due bambine piccole che invadono tutti gli spazi; ma rendevamo vero il detto “poco posto si tiene - quando ci si vuol bene”.
Amo quei grandi spazi per tutti che sono i parchi, dove i vecchi accompagnati dall’immancabile cane, grossissimo e docilissimo, non si vergognano a dondolarsi un po’ sull’altalena dei piccoli, se ne hanno voglia. E nessuno si meraviglia.
Amo quei parchi e quelle strade dove incontri gente che saluta, anche se non ti conosce. Dove le macchine vanno adagio e lasciano passare i pedoni. Dove c’è rispetto per l’altro, dove la vita sembra essersi fermata a 50 anni fa: un pochino (ma poco) più sacrificata, molto (ma molto) più “a misura d’uomo”. Qui posso deporre le mie inquietudini esistenziali, posso ritrovarmi ragazza in un ambiente conosciuto ed amato, lo stesso in cui avevo cominciato a vivere tanti anni fa, che poi con l'andar degli anni si era perduto. Qui misuro, ma proprio misuro col metro, la falsità in cui siamo precipitati comprati da una vita comoda, misuro la distanza tra la vita e la commedia della vita, che fa perdere il gusto del vivere. Qui dove - come osserva Olga - se non compri una rivista non sai il trend della moda, perché per le strade ognuno va come vuole.
Ruislip, Londra, questo strano Paese: dove c’è il culto della libertà e contemporaneamente esiste la monarchia e si va a scuola con la divisa.











Ma che cos’è

quel nodo in gola che mi assale
che cos’è… ...
Ma che cos’è
se per gli aironi il volo è sempre libertà
Perché per noi
Invece c’è qualcosa dentro che non va                
 
Nostalgia, nostalgia canaglia
che ti prende proprio quando non vuoi
Ti ritrovi con un cuore di paglia
e un incendio che non spegni mai
Nostalgia, nostalgia canaglia
di una strada, di un amico, di un bar... ...
Chissà perché
si gira il mondo per capire un po’ di più... …
tu vai lontano e perdi un po’ di ciò che sei
E poi perché
un’avventura è bella solo per metà
Mentre si va
quel dolce tarlo all’improvviso tornerà... ...


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* È una vecchia canzone di SanRemo: Albano e Romina giovani e ancora insieme,1987
Qui c’è il testo intero e si può cliccare per il video.


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permalink | inviato da franca.m il 12/11/2011 alle 0:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


29 ottobre 2011

6. L’incendio

  Dalle foto qui a destra, soprattutto la prima in alto, si può vedere come le casette di Ruislip (e gran parte della grande Londra) sono in buona parte di legno e sono costruite di seguito, attaccate una all’altra in lunghe file.
L'altro ieri sera sul tardi ha preso fuoco una casa di testa, adiacente alla nostra; era abitata da indiani e per gli indù l’indomani sarebbe stata la “festa della luce”, per cui questa famiglia aveva sul retro qualche bengala, qualche fuoco artificiale, insomma del materiale per illuminare e far festa. Non sappiamo come sia scoppiato l’incendio, ma è divampato in fretta. Erano all’incirca le 10 e mezza di sera ora locale, quando qui tutti sono già a dormire, perciò il fuoco è divampato senza che nessuno se ne accorgesse. Due giovani passanti hanno visto, hanno battuto la porta delle case interessate e hanno dato l’allarme. La nostra abitazione cominciava ad essere invasa da quel fumo acre, ogni istante di più.
Tutti fuori subito, in pigiama e ciabatte, con un giubbotto o una coperta sulle spalle presi al volo. Io mi sono presa l’amato notebook e la borsetta con i documenti, ho fatto indossare ad Emma un paio di calzoncini e le ho dato in mano i calzetti, perchè li indossasse almeno fuori, sulla strada. Una persona gentile, sconosciuta, vedendomi infreddolita mi ha messo sulle spalle una coperta sopra il giubbottino leggero che indossavo. L’incendio era impressionante, si sentivano scricchiolii di legno che brucia bene... Il comico nel tragico, è stato quando dal bel mezzo della casa in fiamme si sono alzati uno dopo l’altro ad intervalli regolari, dritti nel cielo, una dozzina di fuochi d’artificio, bellissimi, un vero spettacolo...
Una famiglia vicina ci ha ospitati per la notte e per tutto il giorno seguente, ci ha sfamati e ci ha permesso di levarci di dosso quell’orribile odore di bruciato che ci aveva impregnati, attraverso una buona doccia. Nel frattempo Dario il nostro capo-famiglia cercava una sistemazione.
Ora la casa bruciata è un impressionante cumulo di macerie; casa nostra è inagibile per la fuliggine e il tanfo di bruciato che ha invaso tutto, inoltre perchè la parete comune si è imbevuta d’acqua visto che i pompieri hanno fatto il loro dovere; in parte l’acqua è entrata anche dal tetto, dai bordi del camino, i camini infatti hanno tutto attorno una specie di guarnizione, in modo che la pioggia non entri dalle fessure, guarnizione che è in piombo: lo sapete vero che il piombo fonde a meno di 100 gradi?... legno e piombo... ma questi inglesi vanno a cercarsele, le rogne? Insomma noi adesso siamo accampati in una stanza di hotel, non so fino a quando. Ho internet ancora per un’ora e mezza. Abbiamo potuto però almeno rientrare in casa e prendere le cose di stretta necessità. Siamo usciti a testa bassa con le valigie, come dei profughi.
Con le bambine piccole e tutto l’ambaradan che ne consegue, ce la stiamo cavando abbastanza bene, per essere accampati in una stanza d’albergo.
Per fortuna nostra, in quella casa eravamo in affitto, in attesa di traslocare entro un certo tempo in una casa di proprietà, che Dario e Sabrina stanno comprando. Ma ci vorranno un mese o due (se tutto va bene) per concludere l’acquisto. Intanto... vedremo!

Vi abbraccio idealmente tutti, cari amici. Sto scrivendo in fretta. Avevo altre cose in cantiere, vi volevo raccontare la mia recente visita alla city, Westminster e il lungo Thames, ma questo avvenimento ha portato ben altri pensieri...
... alla prossima!


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permalink | inviato da franca.m il 29/10/2011 alle 15:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


13 ottobre 2011

5. Che t’importa che mi mantenga giovane?

  Certo che questa nuova vita, è diversa da quello che avevo progettato. Uno sgambettare continuo, un avvicendarsi da un’incombenza all’altra, e poi dover ricordare orari scolastici e di pappe, e poi riprendere ad andare a scuola: io, di nuovo, imparare... ma non stavo mettendo in pensione corpo e spirito? Caro Dio onnipotente, proprio a me dovevi proporre/imporre di riprendere a vivere come fossi giovane???
Io che mi ero fatta un diritto a farmi dire o fare le cose anzichè cercarmele da sola, un diritto alle dimenticanze senili. Io che me ne stavo tranquilla ad invecchiare tra le mie quattro mura, restringendo pian piano l’orizzonte dei miei pensieri e delle mie prospettive, restringendomi in me stessa mentre mi osservavo invecchiare. Il corpo che invecchia e perde elasticità, la mente che invecchia e perde elasticità, io che non ho più progetti nè attese ma davanti ormai ho solo la morte... e benchè creda nella vita eterna, questa vita ridotta che reclama un suo diritto alla quiete, è intrisa di una sottile mestizia. In fondo pensar di morire a questa vita terrena è accettare che qualcosa di vivo e vitale, profondamente carnale e vissuto, si spenga... E’ sottilmente e profondamente triste.

Non credevo di aver mollato così tanto, ma qui misuro bene quella che ero diventata, e quella che sono chiamata ad essere e già sono (...per forza di cose!).
Ma senti, caro Dio onnipotente, a te che interessa se mi mantengo o no “giovane”? T’interessa che mi salvi, che mi trasferisca con te nella vita eterna; e che altro t’importa, di me? Che cosa, più di quello, ti dovrebbe stare a cuore? Che mi avvii al grande incontro in un modo o nell’altro, in fondo non è lo stesso?
Evidentemente no... tu ci tieni che io non invecchi male, che non mi lasci andare. Vuoi che tenga lo spirito giovane, e il corpo anche, visto che lo sto allenando come non avrei immaginato. Meglio che in palestra, dove i recuperi sono scarsi e sono tristemente fine a se stessi.
Qui mi sento bene. Mi pare di possedere in modo nuovo il mio corpo e il mio spirito.

...La tua sollecitudine arriva fin qui? Ma com’è possibile che a te interessi davvero, fino a questo, di me... intendo, non solo della salvezza eterna, ma proprio di me come sono nella mia carne, adesso... t’interessa e ti sta a cuore una cosa come questa, che io mi mantenga elastica e viva, al meglio, umanamente, in quest’ ultima fase della mia vita?
Ma, non mi avresti amata in ogni caso, e io non sarei stata tua amica lo stesso, in un modo o nell’altro?
Questo da te non me lo sarei aspettata. E’ una cosa dell’altro mondo (si fa per dire )
Anche questo fa parte dell’amore?

Tu, ami così? Sei Dio così?


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permalink | inviato da franca.m il 13/10/2011 alle 0:26 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


21 settembre 2011

4. Le nebbie di Londra...

                                        ...sono realtà o mito?

   Direi leggenda, visto che l’aria è tersa, nebbia io non ne ho vista e dicono non ci sia praticamente mai, epperò... sotto sotto c’è anche qualcosa di storico.

Dunque: il cielo qui è di un bel celeste intenso come da noi, è in gran parte occupato da nuvoloni bianchi a cumuli, che ogni tanto si fanno scuri e portatori di pioggia. Ma a spazzare il cielo c’è sempre, continuamente, un vento più o meno forte, a volte quasi una bora, che viene dall’interno e quindi è asciutto. Io sono qui dal 18 agosto e finora mi sono quasi sempre svegliata col sole, oppure con una pioggerella che dopo poco era sparita e non aveva lasciato segno di sè nemmeno sulle strade. In autunno può piovere da un momento all’altro e quando si esce ci si porta sempre dietro l’ombrello piccolo da borsetta: di solito si tratta di una pioggerella fine, che dura 10-20 minuti o poco più, raramente un’ora o due, ed è imprevedibile.
Non avverto molta umidità, sicuramente il clima è più salubre di quello pordenonese: con tutto il vento che ho preso a gola scoperta, neanche uno sternuto. Per le strade si vede gente un po’ coperta ed anche gente col vestitino leggero e sbracciato quasi un prendisole da mare, che sventola al vento come una bandiera; ma mai che abbia ancora visto qualcuno col raffreddore.

E allora, la leggenda delle nebbie?
Mi è stato raccontato ciò che a mia volta, alla buona, racconto: nel secolo scorso il riscaldamento delle case e dei luoghi pubblici era a carbone. Questo provocava un tale inquinamento di polveri sottili, carbonifere, che in due occasioni - mancando il vento - la polizia urbana dovette mandare degli uomini con le torce alle fermate dei mezzi di trasporto pubblici, per far luce alla gente che doveva salire sul mezzo, perchè non ci si vedeva proprio. Quella era la “nebbia”!
Ovviamente la salute delle persone era sempre più compromessa. I governanti, attraverso leggi ma anche aiuti ed incentivi, fecero in modo che il carbone venisse sostituito da altro combustibile e il vento ben presto rese pulita l’atmosfera. (Ma io ho l’impressione che certi palazzoni che ho visto in centro abbiano un’aria tanto cupa proprio perchè rimasti ancora impregnati di polvere di carbone; e così pure i lastroni di pietra di cui sono fatti tanti marciapiedi).

(E poi ho pensato che, se esiste il colore "fumo di Londra"... un motivo c'è!)

Dedicato all'Amico che mi aveva detto: "Mi saprai dire se le nebbie londinesi sono realtà o mito, qualcuno dice che sono mito".
Buona notte, Amico; buona notte a tutti voi, carissimi amici.


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18 settembre 2011

3. In viaggio

E’ stato quando finalmente mi sono trovata sola in aereo, che ho concretizzato senza significati, nudo e crudo, che cos’era il passo che stavo facendo.

Lasciavo persone e cose conosciute, il mio nido, i miei figli, gli amici e le amiche, per avventurarmi in una terra di cui neanche conosco la lingua. Presso una famiglia di italiani, ma sostanzialmente estranea anche a loro, che conoscevo da circa due mesi.
Nei giorni precedenti con stupore mi ero accorta di quante relazioni avessi: quante persone da salutare, a cui tentar di spiegare un perchè così difficile sia da dire che da tacere. E quante cose belle, la casa innanzi tutto, con i sacrifici che mi è costata, gli impianti a norma, il riscaldamento appena rifatto... Il piccolo giardino e l’amato orticello con i pomodori... I miei tre dolci gattini... Persone e cose conosciute, vissute: il mio ambiente. Lasciavo tutto.
Un momento così me lo aspettavo, prima o poi. Eh no, non mi ha preso alla sprovvista, anzi ho detto tra me: eccolo, ci siamo. E’ un po’ come succede per l’innamoramento, a cui necessariamente deve seguire l’amore: quel sentimento che sa coniugarsi col senso della realtà e guardarla in faccia per quello che è.
 
Cosa stavo facendo io... lasciavo tutto e non più solo a parole. Un dolore che si concentrava nella pancia. Lo sentivo, e volevo sentirlo. Ho ascoltato questo dolore. Aveva il diritto di esprimersi. Era il mio dolore, era parte di me.  
 
L’ho imparato dal mio Amico: “stare” con ciò che si prova, dargli il nome. E’ anche questo un modo per volersi bene.
 
Due ore di volo. Sono scesa dall’aereo serena, leggera, quasi felice. Pronta ad affrontare il nuovo. 


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18 settembre 2011

2. Dov’è Dio?

                  ovvero    I due livelli della storia


  La mia fede cristiana mi dice che Dio è dappertutto e che nelle persone e nei fatti della vita ne posso cogliere la presenza. Presenza discreta e rispettosa: se la voglio cogliere, se faccio attenzione dentro di me, nel luogo delle mie decisioni profonde. Dio non s’impone, non si svende, si fa incontrare da chi davvero lo desidera.
C’è dappertutto e sempre e ogni momento della nostra vita è importante; però in alcuni momenti chiave si fa sentire con una forza e una chiarezza che non lasciano possibilità di dubbio.
 
E’ stato così che mi ha portato da Pordenone alla periferia di Londra.
E’ successo che un piccolo insignificante evento tra i tanti della quotidianità, ha fatto scattare un click dentro di me: ”Devo andar via”. Ho sentito la necessità di troncare una situazione malsana. Non era una situazione nuova, si trascinava da tempo, ma il lampo nella mia coscienza si è scatenato in quel momento, e in quel momento ho capito con chiarezza assoluta di dover andare.
Gli annunci di lavoro di un giornale mi hanno fatto incontrare la coppia di emigrati italiani a Londra, presso la quale ora mi trovo. Cercavano una persona fidata a cui lasciare due bambine piccole negli orari di lavoro: “Ecco, è questo” mi sono detta quando l'ho letto “è lì che andrò”. Capivo che dietro alle quinte c'era Dio, era lui che muoveva le cose in un certo modo, e ciò mi dava una gioia e un’emozione grandissime.
Quella famiglia è venuta in Italia per le ferie, ci siamo visti, abbiamo fatto conoscenza, hanno controllato le mie referenze (io non ne avevo bisogno), la loro necessità si è incontrata con la mia, le nostre vite si sono intrecciate.
 
Ho compreso che stavo ripetendo - nel mio tempo e secondo la mia misura - alcuni momenti paradigmatici (scusate la parolaccia, ma ci azzecca meglio di altre possibili) della storia della salvezza.
Come Abramo, ero chiamata a fare un esodo, a lasciare le cose conosciute per un qualcosa di totalmente nuovo, che Dio mi proponeva. Su questa chiamata di Abramo qualche anno fa ho scritto un post, che ora ho riletto con un brivido... perchè potrei riscrivere le stesse riflessioni, applicate a me (a parte il confronto con Ulisse, perchè io in Italia spero proprio di tornar a vivere!).
Rivisitavo anche la storia di Mosè, che un roveto ardente innanzi tutto lo aveva nel cuore, una spinta che era un qualcosa di immenso, difficile da decifrare e da contenere, e chiedeva a Dio una certezza, un’indicazione, un segno. Liberare il suo popolo dagli Egiziani... un’impresa impossibile, assurdo solo pensarlo... “Sei TU in questo roveto, o è soltanto un desiderio umano, è soltanto la mia paranoia?”. E’ stato proprio in quella circostanza che Dio si è rivelato come YHWH, cioè il “Presente negli uomini e nelle vicende umane”. A quell'umanissimo e straziante desiderio di liberazione, Dio non era estraneo. “Tu segui la spinta interiore, non porti altri problemi. Io ti prometto che tornerai su questo monte ad adorarmi” gli disse, “e sarai qui con tutto il popolo liberato: quella sarà la verifica che nel tuo desiderio io c'ero”.
E per me che non sono Mosè e che vivo oggi, qual è il desiderio del cuore? Portare dappertutto la SUA parola che è liberazione e gioia. Questa Parola bistrattata e mal compresa, spesso ridotta a umiliazione per l'uomo mentre invece è pienezza di vita, lo è fin da adesso da questa vita di carne.
Un Amico mi ha richiamato l’episodio di Giuseppe venduto dai fratelli e approdato in Egitto, da dove poi sarà salvezza per tutta la famiglia. Giuseppe che disse ai fratelli “Dio mi ha mandato qui prima di voi, per assicurare a voi la sopravvivenza nel paese e per salvare in voi la vita di molta gente. Dunque non siete stati voi a mandarmi qui, ma Dio...” e così anch’io: dentro alla concatenazione causa - effetto, dentro alle mie scelte c'è la mano di Dio, che mi ha chiamata per qualcosa che va oltre la mia storia personale.
 
Come, a chi porterò il lieto annuncio, se nemmeno so la lingua di questo Paese? Solo Dio lo sa...
Mi consola ricordare che generalmente gli è sempre piaciuto scegliere le persone e i mezzi più inadatti, per far comprendere che nella nostra storia c’è lui. Senza ombra di dubbio.


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permalink | inviato da franca.m il 18/9/2011 alle 0:24 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


11 settembre 2011

1. Ruislip * 9 settembre

  Guidare una carrozzina su questi marciapiedi fatti di lastroni un po’ sconnessi è una vera abilità, che si apprende gradualmente. Ma la piccola Anna, un anno e mezzo, nonostante gli scossoni è felice di accompagnare giornalmente la sorellina, così vede un po’ di mondo, mentre per Emma, quattro anni e mezzo, oggi è l’ultimo giorno di scuola materna: da mercoledì 14 frequenterà la scuola "dei grandi", l'anno preparatorio o Reception.
I genitori sono al lavoro ed io ho in gestione le due principessine. Dal 18 agosto abito con loro. A Ruislip, periferia nord-ovest di Londra.

Che paesaggio diverso da quelli conosciuti, percorsi per tutta una vita. Qui, casettine stile nordico con minuscoli giardini che danno sulla strada, traffico relativamente scarso, ordinato, perfino “gentile”: le macchine si fermano appena vedono da lontano la carrozzina e i conducenti regalano un cenno e un sorriso.

Anche questa è Londra: non solo Oxford circus dove la sera frequento la scuola d’inglese per stranieri, non solo Liverpool street dove si scende dalla Central line per prendere la corriera Terravision che porterà all’areoporto di Stansted. Il centro ha strade larghe, traffico convulso, vecchi e nuovi palazzoni tutti con un’aria vagamente sporca o forse solo cupa e con una loro dignità, dovuta alla storia che vi si legge come fosse stampata; e verso sera svela imprevisti spettacoli di strada, scozzesi in costume che suonano la cornamusa, piccole band giovanili che s’industriano per racimolare qualche pence; e ancora, persone accoccolate per terra, ai bordi, come rifiuti umani, abbracciate al cane per scaldarsi, lo sguardo spento, poco fiato anche per ringraziare della monetina donata. Mi fanno una pena immensa soprattutto da quando ho saputo che molti di loro vivono sulla strada perchè non possono più pagarsi un affitto, perchè hanno perso il posto di lavoro, e si sa che qui possono essere licenziati da un giorno all’altro se il datore di lavoro decide di restringere le spese diminuendo il personale. E’ la famosa “flessibilità” che anche noi in Italia un po’ alla volta stiamo imparando...
Ma su Victoria Road che io percorro, confluiscono diversi “drive” o tranquilli viali abitati, dove si affacciano i minuscoli giardini dai muretti bassi di queste case, che sembrano uscite da una cartolina illustrata di tanti anni fa.

... Perchè sono qui? Due mesi fa non prevedevo di certo che mi sarebbero divenute familiari vie così diverse. Una chiamata inattesa mi ha portato su queste vie, sconvolgendomi la vita.
 
 
 
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* Ruislip è un’area della Grande Londra e fa parte del distretto londinese di Hillingdon. Era una “parrocchia” (comune rurale?) ed ha una sua storia autonoma, che si può leggere in inglese su Wikipedia.
Ho scelto le foto da siti locali.


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permalink | inviato da franca.m il 11/9/2011 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa

sfoglia     febbraio       

      Le casettine delle periferie: tutte simili, tutte di epoca vittoriana

     

                            Il piccolo centro di Ruislip Gardens

               

                               i parchi, gloria dell'Inghilterra!

La tube station di Ruislip

                                               

Ed ecco St. Gregory the Great, la mia chiesa. Dopo aver visitato molte chiese londinesi, mi sono fermata qui, a South Ruislip; e per fortuna è abbastanza vicina.

Qui ho trovato profonda spiritualità e mi sono sentita in sintonia. Non so l'inglese, eppure la Messa qui mi coinvolge e mi dà molto; mi fa sentire l'universalità, l'appartenenza alla chiesa, la sintonia in cui ti mette l'amore a Dio, che si riversa su ogni persona: da me agli altri e dagli altri a me, passando attraverso Lui. Qui c'è gente di ogni razza e colore, fratelli in Cristo e si vede. Canto con loro (in qualche modo...) e il mio spirito canta. Ho forza per affrontare la settimana.

                 

Quando qualcuno parla male della chiesa citando (a torto o a ragione) le "malefatte" di papa e vescovi, vorrei fargli capire che la chiesa è un'altra cosa. La chiesa mi dà Gesù, mi fa vivere! mi dà una "casa" e dei fratelli... Ma purtroppo i più ne hanno solo una visione istituzionale-politica.

     

Ciao a tutti...

Questo è un notturno della via dove abito,

 

e questa la famiglia con cui vivo.